...l'incontro con un gruppo di ragazzi fantastici.
Lavorare, lavorare, lavorare
…preferisco il rumore del mare.
Stupendo monito a testa in giù di Dino Campana.
Lo trovi ad aspettarti davanti alla spiaggia, scritto a caratteri cubitali azzurri, quando arrivi a San Benedetto del Tronto.
La gente di queste parti, non fatica ad ammetterlo: ci si sente sempre un po’ in vacanza. Ecco perché, in barba agli ottanta chilometri di distanza, ci faccio un salto ogni volta che posso.
C’è un Take Away, affacciato sul molo d’attracco dei pescherecci. Compri e mangi fuori. Gente che arriva in bicicletta, sedie sparse qua e la, piani d’appoggio di fortuna. Il mio tavolo preferito: uno dei tanti carretti lasciati a disposizione dai pescatori. Lo spingo davanti ad una panchina. Sciabordio a portata d’orecchie, mentre pilucchiamo calamaretti fritti ed alici marinate.
Un ruggito bicilindrico si placa proprio dietro di me, distraendomi dal cinico humor di mia figlia.
Sì, lo so che un’aquila non ruggisce. Vorrà dire che questa Guzzi V11 scura è l’unico prodotto geneticamente modificato che riesco ad apprezzare.
Ne arrivano altre due. Riconosco una Ballabio. Appresso una Breva 1100, seguita da una Griso, con gli scarichi rigorosamente fuori ordinanza. Tuona rotonda. Come poche.
Un paio di minuti e se ne allineano otto. Smaglianti. Ammiccano, inclinate sui cavalletti laterali. Alludono a Domeniche passate a mordere passi appenninici. Esibiscono civettuole selle arancioni e futuristiche appendici in carbonio.
Eppure la mia mente vola a ricordi in bianco e nero, che un quarantenne può aver soltanto sentito raccontare:
giubbotti di crosta dura e consumata appesi in cantina;
strade buie e polverose. Quando raggiungere il paese della tua bella, era ancora impresa da eroi;
l’odore della crema Guttalin, con cui mio padre, Carabiniere motociclista, lustrava i suoi stivali. Po ..po ..po ..po Lo sentivo arrivare da lontano a cavallo del suo Falcone 500 e correvo sul balcone per vederlo passare. Sollevava la mano guantata e sorrideva sotto al baffo. Orgoglio che scorreva a fiumi.
Non c’è spazio per la nostalgia.
Osservo gli aquilotti in compagnia delle loro femmine. Si tolgono il casco, si scambiano pacche sulla spalla. Indossano una polo blu, con un enorme corsivo “Guzzi” ricamato sul petto.
La loro allegria alimenta la nostra. Rimaniamo ancora a lungo, sorseggiando Passerina ghiacciata. Con moderazione. Probabilmente.
Bella serata.
La mia passione per lo scrivere, è un folletto friccicorino che si diverte a svegliarmi nel cuore della notte, punzecchiandomi con la sua matita affilata. Non ha ancora imparato che il mio sonno è sacro. Cambio posizione, cercando di riaddormentarmi. Prima però, una parte di me, la meno rincoglionita, apre un cassetto del comodino e scarabocchia le sue dispotiche volontà su un notes malridotto.
Quando mi sveglio rileggo quei fogli, quasi fossero appunti di qualcun altro. Il più delle volte, boiate pazzesche.
Quella mattina invece, un’idea carina: perché non racconti di quei ragazzi e della loro comune passione a forma di ali spiegate?
Accendo il pc e googlo il nome del Club, che avevo notato su quelle magliette: aquilemillenarie.it
Un paio di telefonate ed ottengo il numero del presidente.
Guido era impegnato nella sua concessionaria (indovinate cosa vende?), ma mi saluta cordiale e rilassato
…preferisco il rumore del mare
<<Ero seduto ad un paio di carretti da alcuni membri del tuo club, poche sere fa. Mi piacerebbe scrivere di loro. Sai dirmi dove posso rintracciarli?>>
<<Uno l’hai già trovato! Ogni iniziativa è la benvenuta. Purché non si perdano d’occhio educazione e rispetto.>>
Concreto. Solido. Mi piace. Decido di scavalcare ogni preambolo, per chiarirgli senza indugi con chi sta parlando:
un perfetto signor nessuno!
Non sono un giornalista, non ho uno straccio di credenziale, un profilo su Facebook, un blog, un post, non cinguetto su Twitter e, soprattutto, scorazzo in sella ad una vecchia Bmw RR alla quale, qualche tempo fa, con il probabile zampino d'una serata alcolica, ho giurato amore eterno .
<<I Guzzisti non sono razzisti! Ho il tuo numero. Alla prima occasione ti chiamo.>>
Due giorni dopo, arriva un sms: “Venerdì sera ci troviamo in un wine bar del centro. Sei dei nostri? Un lampeggio. Guido”
Parcheggiamo di sguincio. C’è anche il mio amico Danilo, con la sua voluminosa sacca da fotografo.
“Pioggerella autunnale, non li avrai fermati!”
E infatti eccoli, fuori dal locale, accanto alle loro moto, con le loro inconfondibili divise. Ci vengono incontro, ci porgono due calici alti venti centimetri. Iniziamo aschernirci in coro, ribadendo a destra e a manca di essere soltanto due dilettanti con i quali probabilmente perderanno tempo.
Cristiano e Guido ci accompagnano dentro, per presentarci agli altri. Il locale è carino. Very cool! Ma è niente, paragonato ai sorrisi delle loro ragazze. Ci versano altro vino, ci offrono crostini.
Alessandra mi racconta di aver vinto un concorso letterario indetto da un quotidiano sportivo, presentando (guarda la combinazione!) una Guzzi-story.
Wow!.. Questi non scherzano!
Mi siedo a chiacchierare con Guido <<Questo club è il nostro falò. Educazione e rispetto. Chi la fa fuori dal vaso ha chiuso! Quando ci muoviamo siamo decine di persone. Mogli, fidanzate, figli. Un blocco compatto. Siamo appena tornati dalla Provenza. Alcuni mesi fa, siamo stati in Croazia. Niente centri di assistenza. Eppure nessuno potrà mai raccontarti di essere rimasto a piedi. Questa è la mia vita: li riporto sempre a casa.>> conclude autoritario.
Lo guardo negli occhi. Continuo a domandarmi se, il semplice fatto di rappresentare la terza generazione di sangue Guzzista, possa essere sufficiente per nutrire tanta devozione. Però limito le domande. Ho imparato che le migliori risposte arrivano sempre da sole.
Di li a poco mi racconta di suo padre: 29 Giugno 1986. Mentre l’Argentina conquista la finale dei Mondiali, qualcuno taglia la strada ad un giovane che sta collaudando una California. Sogni e progetti si infrangono nel clangore contro una fiancata. La passione invece la scavalca e prosegue il suo viaggio da sola. Qualcuno, prima o poi, tornerà a prenderle la mano.
Non c’è spazio per la nostalgia.
Cristiano interviene. Si inginocchia accanto a lui. Ha una faccia di quelle che ti fidi incondizionatamente.
<<Ho avuto tutte le moto che ho desiderato.>> Mi spara un elenco che dimentico all’istante. Poso il calice del vino.
<<Quando ho acquistato la Guzzi ed ho conosciuto loro, mi sono reso conto che, insieme alla moto, stavo comperando rapporti umani.>>
Tira fuori uno smart-phone dalla tasca e mi mostra alcune foto della sua famiglia: la moglie Alessandra in sella alla sua vecchia V35 rossa e lui a cavallo di una Griso. Due bambine sorridenti, grembiulini azzurri inamidati e zainetto Guzzi, si reggono forte.
<<Questa l’abbiamo scattata la mattina del primo giorno di scuola. Guarda la grande: tocca già sulle pedane!>>
Love kills slowly
Arriva Marco con la sua "V11 scura R". Non è semplicemente bella: la "V11 scura R" di Marco è una femme fatale che potrebbe fare di me tutto ciò che vuole.
Il suono dei suoi scarichi, sta a quello della mia tedescona, come l’urlo graffiato di Rino Gaetano ai sussurri ovattati di Paolo Conte. Immensi. Chissà se saranno mai riusciti a duettare insieme?
Gli chiedo conferma del fatto che si tratti di un modello a tiratura limitata (18 esemplari).
<<E’ perché la Guzzi s’era finita li quatrì!>> lo sfotte Nicola che, con il suo casco Agostini replica appoggiato sulla testa, somiglia proprio ad un giullare.
Ridono tutti.
Fabrizio sorride. Se ne sta sempre un po’ in disparte. E’ cortese e discreto. Proprio come la sua V7 Classic.
Mi sto divertendo, con questa combriccola di inguaribili romantici.
Passioni tribolate e scommesse ardite.
Tengono alto un vessillo intessuto di emozioni forti e gloria effimera. E va bene così.
Ognuno di loro ha voltato le spalle alla possibilità di vendere la propria anima ad una teutonica fuoristrada snob o ad una sibilante giapponese, pronta ad infilarti la marcia nel piede, come un morbido calzino di cachemire.
Vi piace vincere facile? Ecco una scommessa sicura:
Passeranno gli anni;
Allori? Mah…
Marketing discutibile?
Stabilimenti, trasformati in mausolei?
Probabile;
Guance da porgere?
Cacce disperate al pezzo di ricambio?
Idem come sopra.
Gli aquilotti millenari, li troverete ancora qua: uno stormo di ali spiegate, pronte a spiccare il volo.
“…chi cerca la folle,
chi cambia le molle.
Chi gira al Mugello,
chi c’ha lo Stornello.
Chi piega e sudore,
chi gioia e rumore!
…na na na na na na na ..na na na naaaa…”
...e adesso alzi la mano, chi non si è commosso almeno una volta, quando Rino gridava a squarciagola